Come scegliere il pellet migliore?

Il pellet migliore: ecco la guida completa

Come scegliere il Pellet Migliore per la propria stufa a pellet?

Le stufe a pellet sono sempre più diffuse in Italia. Le agevolazioni, che siano sotto forma di detrazioni fiscali o incentivi veri e propri, sulle stufe e caldaie a biomasse hanno dato una spinta propulsiva alla loro diffusione che continua inarrestabile.

Non esiste una classifica dalla quale capire quale è il pellet migliore presente sul mercato. A fare la combustione e a dettare le condizioni della diffusione del calore è sì il combustibile ma anche e soprattutto la vostra stufa. Scegliendo il miglior pellets non vi illudete di fare miracoli: per un’erogazione ottimale del calore la stufa dovrebbe essere ben dimensionata con una potenza adeguata alle dimensioni degli ambienti da riscaldare.

Come però si sceglie il pellet giusto?

Innanzitutto sottolineamo come la zona di provenienza del pellet certifichi la bontà del prodotto: la qualità di un prodotto va sempre determinata in base alle caratteristiche, che dovrebbero essere sempre riportate sull'etichetta. Logicamente essendo i pellets un combustibile ecologico, ossia un combustibile a bilancio neutro per le emissioni (durante la combustione infatti viene liberata nell’aria la Co2 in misura uguale a quella accumulata nel legno durante la sua crescita. I pellets non contengono, inoltre, alcun additivo chimico o sintetico aggiunto che potrebbe venir liberato durante la combustione dei granuli nelle stufe) è importante scegliere un prodotto nazionale o in senso lato della comunità europea.

Spesso inoltre si pontifica sull'importanza del colore: è provato che non esiste alcuna corrispondenza diretta tra colore e qualità del pellet: esso può dipendere dal tipo di macchina utilizzata e logicamente dal tipo di legname (l'abete è più chiaro del faggio!).

La chiave per capirne la qualità sta in due valori riportati in etichetta: il potere calorifico, ossia l'energia termica che una data quantità di quel particolare prodotto riesce a dare, con un valore che dovrebbe andare da 4,5 a 5,5 kWh/kg (e ovviamente è meglio scegliere quello più alto); il secondo indicatore è il residuo di cenere, correlato al potere calorifico e che determina anche quanto il pellet in questione sporcherà la stufa: tale valore deve essere minore dell'1%.

In questi due numeri sono riassunte le caratteristiche principali, che dipendono da come è lavorato e dal tipo di legno da cui e ricavato: il faggio pure assicura rendimenti elevati, così come l'abete, che però come le altre piante resinose sporca un po' di più la stufa; infine ci sono le latifoglie e il misto.Esiste poi anche pellet fatto con biomasse varie: ad esempio segatura di legno mischiata a scarti di vario tipo (tra cui anche l'olivo): spesso le altre stufe e caldaie non riescono a bruciare quello che TUTTE LE STUFE, TERMOSTUFE E CALDAIE PASIAN POSSONO BRUCIARE.

In definitiva quando si acquista il pellet occorre cercare il giusto equilibrio tra caratteristiche e prezzo!

Riassumendo la classificazione del pellets in base alla qualità

Il marchio europeo ENplus divide i prodotti in 3 categorie a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche:

EN plus A1
A1: di prima categoria, il più pregiato
EN plus A2
A2: di seconda categoria, è di media qualità

EN PLUS: è la certificazione più diffusa perché prende in considerazione non solo la qualità del prodotto, ma anche la tracciabilità e il ciclo di vita del pellet.

La certificazione EN PLUS quindi divide i prodotti in tre categorie:

  • A1 per il pellet più pregiato e contenuto di ceneri massimo pari allo 0,7%
  • A2 per quello di seconda scelta (qualità media) e contenuto di ceneri fino all’1,2%
  • B per pellets di qualità inferiore con contenuto di ceneri fino 2%

Attenzione! Il marchio EN PLUS deve essere accompagnato dal numero identificativo dell’azienda e da due lettere che simboleggiano la nazione di provenienza. Se compare solo il marchio senza nessun’altra indicazione, non hai la sicurezza che il prodotto sia davvero certificato.

Oltre alla certificazione EN PLUS, ci sono altre sigle che garantiscono gli standard qualitativi del pellet:

  • Din Plus: istituto di certificazione tedesco
  • ÖNORM M7135: istituto di certificazione austriaco
  • PelletGold: attestazione di qualità sviluppato da AIEL

Se a livello nazionale non vige l’obbligo di certificare la qualità del pellet (la certificazione infatti è volontaria), è invece vietato venderlo in confezioni anonime, cioè senza il nome del produttore e di qualunque informazione sulla composizione.

In assenza di certificazioni quindi, controlla almeno che il sacco riporti le indicazioni sul produttore o sull’azienda che commercializza il pellets.

Il Certificato Din Plus (differente rispetto agli standard EN Plus) vede un potere calorifico di almeno 18 MJ/kg e una percentuale di ceneri residue inferiore allo 0,5. Nel complesso, un pellet certificato Din Plus è migliore di un pellet con certificazione EN Plus A1. Anche il certificato austriaco ÖNORM fa riferimento a un pellet migliore di quello accompagnato dalla certificazione EN Plus A1 sia per potere sprigionato sia per quantità di ceneri prodotte. Ancora, un tutti e tre i casi, la certificazione Onorm, En Plus e Din Plus impone che il pellet venga prodotto con materiale di partenza “legno vergine” privo di contaminanti, quindi privo di colle, vernici, preservanti o altri solventi.

La certificazione e la provenienza

Per essere sicuri che il pellet sia davvero certificato non basta quindi che ci sia il marchio:
deve sempre essere accompagnato da un numero identificativo dell'azienda, altrimenti non ha alcuna validità. 

Il numero è formato da due lettere che indicano il paese di provenienza (es. IT per Italia) e da tre cifre.
 IT 000I numeri da 0 a 299 identificano i produttori, quelli oltre 300 gli importatori:
sul sito di EN Plus si può verificare che il codice corrisponda al produttore o all'importatore effettivo.
 

Il potere calorifico

Per quel che riguarda il potere calorifico, scopriamo che l'importanza di quanto scritto in etichetta è relativa.
Diversi produttori indicano valori fuorvianti, scrivendo il potere calorifico del pellet allo 'stato anidro':
possiamo trovare sulle etichette valori tipo 5,3 kWh/kg.

In realtà il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg, ossia circa 16 MegaJoule. 

Cifre più alte sono false: il potere calorifico non può essere considerato allo stato anidro
ma va misurato per quello specifico combustibile con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%. 
i vari legnami per la produzione del pellets

La materia prima

Anche la materia prima non è determinante per capire la qualità, fatto salvo che il pellet – come previsto
dalla normativa – deve essere fatto con legno vergine che ha subito unicamente trattamenti
di tipo meccanico 
(dunque niente scarti di falegnameria verniciati o incollati).

La specie legnosa conta fino a un certo punto. Anche se certe specie possono essere
particolarmente difficili, va detto che non si trova pellet di castagno o di quercia puro,
ma sempre mischiato ad altre specie, ad esempio a faggio o abete.

Il colore

Ma la qualità dei pellets si può capire a una semplice ispezione visiva?
La nota distinzione tra chiaro e scuro, scopriamo, non ha fondamento:
può dipendere dal tipo di essicatoio, quello a tamburo tende a tostarli leggermente, donando un colore più scuro.

La cosa importante  è prendere in mano il sacco e vedere quanti residui di pellet sbriciolato ci sono:
deve essere compatto, molti residui indicano un combustibile poco pregiato, di scarsa qualità e che ha subito lunghi spostamenti. 

Cosa è il pellet?

I pellets sono cilindretti di legno pressato, prodotti a partire da residui di segatura e lavorazione del legno (trucioli e segatura), in genere prodotti da segherie e falegnamerie.

La materia prima è anticipatamente selezionata, essiccata e pulita dalle impurità, per ottenerne una qualità costante, con un'umidità residua ben determinata; la preparazione prevede inoltre una selezione di specie di legno più tenere (abeti, conifere) e una certa omogeneità qualitativa e dimensionale; la maggior accuratezza di questa preparazione si traduce in una miglior qualità del prodotto finito e in minor consumo di energia per la produzione.

Per la produzione di una tonnellata di pellets occorrono dai sei agli otto metri cubi di trucioli e segatura. Dopo la preparazione della materia prima, il materiale è immesso nelle presse tramite un trasportatore a coclea.

La pressa con un sistema di cilindri comprime il materiale, e lo fa passare attraverso i fori di una trafila, che lo riduce in lunghi spaghetti caldi, poi tagliati alla lunghezza desiderata (6–8 mm) e raffreddati nell'ambiente (aria).

La pressatura agisce sulla materia prima, trasformando la lignina in collante che riveste le fibre di cellulosa.

Per conferire al materiale una certa resistenza all'abrasione si usa aggiungere sostanze naturali (amido e farina) che facilitano anche la pressatura, in ragione di un massimo normato del 2%; agli effetti pratici si usa un'aggiunta di non più del 0,5%. La normativa prescrive inoltre che le polveri del prodotto non superino l'1%, perciò, prima dello stoccaggio, si setaccia il prodotto eliminando polveri e altri resti.

Il consumo d'energia necessario alla produzione e alla distribuzione del pellet partendo da resti secchi del legno è di circa il 2,7% dell'energia finale, molto minore di quello richiesto dal metano o dal gasolio (circa 10% e 12% rispettivamente).

Come riconoscere un buon pellet: prove pratiche

I criteri che stanno alla base delle certificazioni ti permettono di individuare il pellet migliore con una certa serenità. Tuttavia, puoi provare la bontà del prodotto con qualche ‘test casalingo‘, magari acquistando qualche sacco senza procedere subito al rifornimento per tutto l’inverno.

Partiamo con la segatura. Se all’interno della confezione noti una gran quantità di legno in polvere, vuol dire che il pellet tende a sgretolarsi e che la sua qualità è bassa. La polvere dei pellets è molto fine e tende ad infiltrarsi tra le componenti meccaniche ed elettroniche con il rischio di malfunzionamenti.

Se non è ben compresso il pellet brucia troppo velocemente, e questo comporta un aumento dei consumi e rende necessarie pulizie più frequenti.

Non c’è molta polvere, bene. Puoi passare dunque alla prova dell’acqua, semplice e veloce. Immergi una manciata di pellet in un bicchiere d’acqua e se il pellet va a fondo e l’acqua non intorbidisce significa che hai acquistato un buon prodotto: è compatto, non si sbriciola e non ha residui di polvere.

In sintesi

Come scegliere il pellet migliore senza cedere alle lusinghe di un prezzo stracciato? E come fare per destreggiarsi nella giungla di offerte?

  1. leggi bene i dati riportati nell’etichetta: indicano aspetti fondamentali per pellets di qualità, come l’umidità e il potere calorifico
  2. verifica le certificazioni: ti assicurano l’esecuzione di test e controlli assidui, tracciabilità e trasparenza della filiera, sostenibilità della produzione e del trasporto
  3. fai dei test in casa per verificarne la qualità, e chiedi qualche consiglio al tuo rivenditore di fiducia che di certo saprà consigliarti per poter acquistare il pellet migliore